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Walter si e’ fatto 12 anni di carcere per molestie a minorenni,
esce, ritrova il suo vecchio lavoro in una segheria grazie al
buon lavoro fatto per il vecchio padrone (padre dell’attuale), e
poco altro ad aspettarlo, vista l’infamia del suo passato, del
quale ne’ lui, ne’ i pochi che lo conoscono, parlano volentieri.
La famiglia, salvo l’eccezione del cognato, non ne vuole sapere,
i colleghi che non sanno niente di lui sono sospettosi, la
polizia lo tiene d’occhio.
L’unica che sembra tenere a lui e’ Vickie, una donna bella
quanto dura e scontrosa, evidentemente un’altra persona dal
passato non vellutato. Nel centro c’e’ lui, Walter, che lotta
con i suoi demoni, conscio di non essere normale, impaurito
dagli altri e da se stesso, innervosito dal terapista che deve
frequentare, tentato dalla scuola elementare davanti al suo
appartamento (‘’e’ l’unico che mi hanno affittato’’), spaventato
perfino dalle attenzioni di Vickie, atterrito dalle visite del
poliziotto che lo sorveglia.
Regista debuttante, la Kassell sceglie di mettere su pellicola
un’opera teatrale di Steven Fetcher (che ha scritto la
sceneggiatura insieme a lei) in maniera piuttosto semplice dal
punto di vista delle riprese e della fotografia (con solo
qualche virtuosismo, vedi l’uscita dall’autobus ripresa
dall’alto), ma in modo atipico e coraggioso a livello di
psicologia dei personaggi.
Oltre a scegliere di non mostrare niente di scabroso o
disturbante visivamente, la regista si schiera, anche se non
apertamente e mai assolvendolo, dalla parte del pedofilo,
conscio di essere una persona con gravi problemi (‘’Dottore,
quando potro’ essere normale?’’ ‘’Saro’ mai normale?’’),
circondato da un ambiente ostile che non lo aiuta a non ripetere
i suoi sbagli.
L’oppressione e’ palpabile, e non solo nei dialoghi (che
comunicano davvero sgomento e difficolta’ di comprensione), ma
anche negli sguardi, nelle camminate, nei viaggi in bus, in
tutti i piccoli gesti del protagonista. Un film che riesce a
trasmetterci con inquietudine un dramma interiore squassante, al
quale e’ difficile tenere testa, a meno di non lasciarvisi
andare soggiogati.
Tutte le interpretazioni, cosi’ come il film, sono senza
fronzoli ma efficacissime; un superbo Kevin Bacon, attore da
sempre sottovalutato, un’ottima Kyra Sedgwick nei panni di
Vickie, una sorprendente Eve che interpreta la perfida
segretaria del direttore della segheria, e un sempre piu’
convincente Mos Def nei panni del poliziotto che ‘’tiene
d’occhio’’ Walter, il Sergente Lucas. Splendida Hannah Pilkes
nei panni della piccola Robin.
Un film che non alza la voce, ma che picchia nello stomaco
passando dalla testa, mettendola in funzione in maniera
incessante. Altamente consigliato.
di:
Ale |