Manu
Chao & RadioBemba sound system / Bandabardò live
Volterra,
Docciola
6/8/2003
Non
siamo giornalisti, ed è per questo che, arrivando sul posto alle 19,30
circa, possiamo solo mettere insieme informazioni sommarie; vedendo che
sul palco non c’erano, come preannunciato alla vigilia, i detenuti
della compagnia della fortezza che recitavano accompagnati da un gruppo
chiamato “ceramiche lineari”, bensì solo una band che fa rock
demenziale senza infamia e senza lode, ma con un gran turpiloquio, posso
provare ad immaginare che quelli sul palco fossero proprio le
“ceramiche lineari”, e che i detenuti non abbiano avuto modo di fare
il loro spettacolo. Chissà perché.
Poco
dopo le 20,00 sale sul palco la Bandabardò, e da vita ad un set di 40
minuti circa, mettendoci tutta l’energia della quale è capace, e
scaldando a dovere il pubblico.
Certo,
Bandabardò mi stupisce ogni volta di più. Stavolta ho visto con i miei
occhi una bambina di circa 8 anni che cantava a memoria “se mi
rilasso, collasso”. Si stanno avviando decisamente a diventare la band
italiana più amata in assoluto, da più generazioni. Chissà se tra
qualche anno riusciranno a riempire per 2-3 date San Siro? Glielo auguro
di cuore. A me continuano a non piacere, probabilmente sono l’unico, e
non riesco a spiegarmi. Per cui cercherò di essere sempre almeno
imparziale e obiettivo. Spero di riuscirci.

Alle
21,30 però, lasciatemelo dire, il “tiro” cambia e si sente. Manu
Chao e i suoi salgono sul palco per scenderci solo quasi 2 ore e mezzo
più tardi.
Che dire? Una forza della natura, dei pazzi scatenati
guidati da un pazzo al cubo, che nell’ultima ora di concerto avrà
ripetuto 50 volte “se acabó, è finito”, per poi riprendere
regolarmente.
Una
macchina perfetta, accelerazioni violente, tutti i classici spesso in
versioni solo accennate o irriconoscibili (addirittura questa volta
“Me gustas tu”, mai eseguita nel 2001/2002), qualche inedito,
qualche classico della Mano Negra (come non suonare ogni sera un pezzo
come “Malavida”?!?!), un momento più “introspettivo” per
“Clandestino” e “Minha Galera” (ancora una volta la mia
favorita).
Le
dediche : “Me gustas tu” per tutte le regioni spagnole colpite del
disastro della petroliera spezzata (la “marea negra”, contro la
quale si usa lo slogan galiziano “nunca mais”, mai più),
“Clandestino per tutti i morti nello stretto di Gibilterra, il tema di
Pinocchio per Berlusconi.
Vogliamo
aggiungere altro?
ale
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